Ho fatto tante sedute con lui e ogni volta mi ha rimesso in piedi, ogni volta. Non è però per questo che gli voglio bene, ma sono per le parole che mi dice. Lui è cieco. Non vede nulla. Si muove nello studio con la sicurezza e la disinvoltura di uno che ci vede benissimo, ma è quando ti parla che ti sorprende, perchè è come se ti conoscesse da sempre. E' cieco ma sembra vederti molto meglio delle centinaia di persone il cui sguardo vuoto incontri ogni giorno.
Mi ha incoraggiato molto fin dal primo momento che mi ha conosciuto, dice che sono una "brava ragazza" e che ho diritto di riprendermi la vita.
Un pomeriggio di qualche tempo fa, dunque, ero sdraita sul suo lettino, per una ennesima storta. Ero molto giù, per milioni di motivi. Non sono una persona che si lamenti, vi assicuro, non parlo spesso dei mie problemi, eppure lui deve essersene accorto. Ha iniziato un discorso bellissimo, un discorso che vorrei poter riportare per intero, ma se anche ci riuscissi non potrei ricrearne lo spirito, perchè erano parole che venivano dal suo cuore, e quello non potrei mai fermarlo sulla carta, dovrei essere un poeta per riuscirci.
Mi ha detto che le persone, in genere guardano alle cose in maniera superficiale. "E' importante avere una macchina, dei soldi,un marito, una famiglia, dei figli, una posizione sociale, un lavoro, fare parte di una famiglia importante e cose simili. Non si accorgono che si tratta di cose da poco, e che anche se le ottengono non si sentiranno mai realizzati veramente, perchè l'unica vera realizzazione viene da Gesù (lui è molto credente), lui è il nostro vero padre quello che può veramente riempirci". Io non sono credente, a lui non l'ho detto che so che sarebbe addolorato, perchè fin da subito mi ha consigliato di andare in chiesa per trovare conforto, se anche non sono credente però, l'idea che esista un "ordine superiore", qualcosa che sia più grande dell'uomo e della sua piccolezza, questa idea mi ha sempre aiutato, sempre, nei momenti difficili.
Ha continuato dicendo:"Puoi sapere tu cosa accadrà domani? Puoi decidere della tua vita? Hai scelto dove nascere, che genitori avere, che persone incontrare, puoi dire quando morirai?". "No, è vero" ho risposto io. "La vita non ci appartiene ci è data, e non dai nostri genitori, ma da un padre più grande che ci ama, quello sì veramente, perchè il suo è un amore che non vuole nulla in cambio, nulla se non la nostra felicità. Sei forse tu che fai alzare il sole la mattina o lo fai tramontare? Dipende forse da te? C'è una forza più grande che è quella che fa spuntare le foglie in primavera e le fa cadere in autunno, fa sbocciare un fiore e lo fa seccare. Se ti affidi ad essa vedrai che potrai trovare solo felicità, solo gioia, anche il dolore che ti viene ha un senso, ti fa del bene, è una realizzazione più profonda che hai rispetto a quelle superficiali che noi poveri esseri umani, che non capiamo nulla, riusciamo a immaginare. E questo padre ti è vicino anche quando soffri, anche quando stai male, anzi sono le persone sofferenti quelle a lui più care". Mentre diceva queste parole, che si sentiva lo toccavano profondamente, improvvisamente, la pendola ha suonato.
Ero stata tante volte nello studio ma non avevo mai sentito quella pendola. E' stata una cosa improvvisa, un colpo che sembrava fatto apposta per svegliarmi, svegliarmi da un lungo sonno.
Ho attraversato in questo periodo di assenza mesi difficili e dolorosi per me, mesi in cui avevo smarrito la speranza. Eppure pare la vita, con me, non si arrenda mai....proprio mai....
Non sto particolarmente meglio, però, adesso sento che devo ritrovare le forze per combattere, e che ho il dovere di farlo, nonostante tutto. E forse devo ringraziare anche un improvviso colpo di pendola...
A domani
Ps: perdonatemi se non sono ancora ripassata dai vostri blog....le mie forze sono sempre poche, poche, poche.....speriamo di migliorare in seguito....un bacio







