Avrei dovuto postarlo ieri, ma non ho fatto in tempo. Adesso mi resta solo l'ultima parte! Se riesco a concludere e scrivere l'ultima parte.... sarebbe la prima cosa che finisco da parecchi mesi, ma no, da parecchi anni.Un record
Ah....se per caso qualcuno è capitato su stò post per caso e non capisce una mazza di quello che sto dicendo......e si sta chiedendo se io sia pazza o meno. Sì, in realtà sono abbastanza pazza, ma in questo caso un senso c'è.....è una specie di "romanzo a puntate, questa è la terza "puntata" , le altre due le trovate nell'omonimo tags! Per tutti gli altri.....tranquilli, la quarta parte è l'ultima!!
"Un giorno a Parigi...."/3
“Buongiorno signor Moreau!”.
L’uomo si voltò e Anja ebbe il tempo di rialzarsi, sistemare la borsa e tornare a guardare intensamente qualsiasi cosa si trovasse lontana dalla figura dello sconosciuto appena entrato.
Cercò di interessarsi ai libri poggiati davanti a lei, ma si sentiva goffa, e stupida a tenere tra le mani libri che non riusciva nemmeno a leggere. I caratteri erano piccoli e la loro forma diversa da quella moderna, la pagina scura e la carta spesso quasi sul punto di sfaldarsi tra le mani.
Un libro avrebbe dovuto attrarre l’attenzione, “invogliare il cliente” all’acquisto, lo sapeva bene lei che era giornalista. Questi invece la respingevano, come gelosi di loro stessi, dei loro segreti. Già. E pensò alle parole del vecchio proprietario. I segreti. Chissà che segreti intendeva? Della vita, forse. Sorrise. Aveva smesso di cercarli da un pezzo segreti di quel tipo. La vita è misteriosa solo per gli animi romantici. E’ misteriosa forse per chi la immagina a occhi chiusi seduto vicino a un tramonto, non per chi la vive ogni giorno. Il massimo del mistero sarà l’importo delle bollette e il colore di moda la prossima stagione, se costruiranno un nuove centro commerciale, se effettivamente ci sarà un aumento medio delle temperature sul lungo periodo, e aumenterà il biglietto del bateau-mouche l’anno prossimo? Assurdo, che pensieri le erano venuti in testa??? Neanche fosse a una di quelle noiose riunione della redazione che tentava sempre di evitare, se poteva.
Era il posto, quella libreria, la faceva sentire strana. Forse era il buio, la polvere, l’odore di muffa, l’aria che sembrava così poca. Perché mai aveva descritto le librerie antiquarie come “luoghi deliziosi” e “impedibili” per chiunque visitasse Parigi?
Del resto non pensava mai quello che scriveva. Chi veniva a Parigi aveva già idee ben precise su cosa fare, dove andare, cosa vedere. Distruggere i luoghi comuni non serve certo ad attirare turisti, al massimo li allontana. E non era certo questo lo scopo del suo giornale, né il suo quello di perdere il lavoro.
Eppure si sentiva strana. Avrebbe voluto trovarsi in un luogo diverso, un negozio di vestiti, un caffè, una libreria anche, ma una di quelle in cui ci fossero libri…libri di cui riconosci l’autore con uno sguardo, e che puoi portare a casa soddisfatta, pensando alla serata che ti faranno trascorrere. Avrebbe voluto essere in un luogo familiare, uno di quelli in cui le sarebbe risultato facile “far finta di far qualcosa” con disinvoltura, dove sarebbe stato più semplice nascondere l’agitazione che cresceva dentro di lei. Invece, lì, si sentiva a disagio. Perchè? All’improvviso capì. Aveva paura. Lei aveva paura.
La lettera! E il mondo in cui quell’uomo l’aveva guardata. Ecco cos’era!! La lettera. Perché l’aveva messa in borsa? Era stato un gesto automatico. Innocente. Non stava rubando nulla. Certo non era sua, ma lei l’aveva solo raccolta. Sì, ma l’aveva nascosta nella borsa. E sicuro lui l’aveva vista farlo. Sennò perché quello sguardo, quello sguardo che sembrava inchiodarla?
Ora sapeva da dove veniva la paura. Come da bambina, aveva paura di essere scoperta. Ora però non era più bambina e non aveva fatto nulla. Nulla? Ne era sicura? Che c’era scritto in quella lettera? L’aveva vista per un attimo non sembrava antica, affatto. Che ci faceva in un libro di duecento anni fa? Perché quell’uomo la guardava così? Forse era sua? Era un messaggio? Forse qualcuno l’aveva nascosto lì per lui? Una donna? Un’amante? Un complice?
Si sentì girare la testa.
“Signorina, sta bene?”. Sentì una voce profonda, il tono era gentile, ma se fosse stato solo un po’ più brusco, quella voce le avrebbe fatto paura. Si voltò. ERA LUI!
Un uomo alto, sulla trentina, un’aria seria sul viso squadrato, le era vicino. Non era particolarmente muscoloso o robusto, al contrario, il suo fisico sembrava più agile che potente. Era vestito in maniera sobria, con un completo in lana di un marrone scuro, abbastanza elegante. Aveva capelli un po’ lunghi, ma forse erano l’unica nota stravagante in un uomo che per il resto ispirava più rispetto che simpatia. Se fosse stato un giudice avrebbe avuto l’aspetto perfetto per la sua professione.
“Sta bene?”. “Sì, sì” disse Anja confusa.
“Ha un volto molto pallido, le farebbe bene prendere una boccata d’aria, qui si soffoca. Venga l’accompagno”.
Senza che avesse nemmeno il tempo di rendersi conto di cosa stesse succedendo, Anja si trovò in strada, sottobraccio a uno sconosciuto. L’uomo la stringeva così forte che sembrava non volesse lasciarla andare mai più.
[continua]